29 modi per rendere più veloce il tuo sito (prima parte)

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Sappiamo tutti quanto sia importante, oggi ancora di più rispetto al passato recente di Internet, che i nostri siti siano velocemente accessibili. Infatti, renderli più veloci può portare tutta una serie di vantaggi: tassi di conversione più alti, minori costi di banda e soprattutto, più alte posizioni nel ranking dei motori di ricerca. Dynamick ti propone quindi ben 29 modi per rendere più veloce il tuo sito. Ecco la prima parte dei nostri suggerimenti:

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I siti che hanno rivoluzionando internet

A quindici anni dalla nascita di internet, un elenco dei siti che ne hanno segnato la storia.

eBay
Con quasi 170 milioni di utenti, è la più grande casa d’aste del mondo. Proibito vendere esplosivi, fucili, animali, parti del corpo umano. Tutto il resto è ammesso. L’idea del sito venne a Pierre Omidyar, informatico dalla lunga coda di cavallo, quando la sua fidanzata gli manifestò tutta la sua preoccupazione per l’imminente trasferimento a Silicon Valley. Laggiù, gli pianse sconsolata sulla spalla, non avrebbe potuto aggiungere nuovi pezzi alla sua collezione di giocattoli.

Il compagno, premuroso, le costruì un sito dedicato unicamente alle vendite online. Primo pezzo venduto, un puntatore laser, pure rotto riporta la leggenda. Ed eBay non è solo un modo per piazzare oggetti di seconda mano. Grandi industrie lo utilizzano per vendere i loro prodotti freschi di fabbrica, e sono tanti quelli che hanno preferito licenziarsi per trovare una fonte di guadagno sostitutiva partecipando alle aste di eBay.

Wikipedia
Da ragazzino Jimmy Wales, originario di Hunstville, Alabama, frequentava una scuola fatta di una sola stanza, tre i compagni di scuola. Figlio di genitori conservatori amanti della tradizione, per lunghi anni si sentì tagliato fuori dal mondo, isolato nel suo piccolo mondo antico.

La soluzione arrivò nel gennaio 2001 con l’idea di creare un’enciclopedia sulla rete. Ma rispetto alle altre già online, era di libera consultazione e, soprattutto, aperta al contributo di chiunque. Qualsiasi utente infatti poteva non solo cambiare i contenuti delle voci già esistenti, ma crearne delle nuove, in modo da incrementare il "sapere" della libera enciclopedia. Le critiche sull’attendibilità di Wikipedia sono tante, il fatto che tutti possano scriverla e riscriverla non appare come una garanzia.

Ciò nonostante la rivista Nature l’ha paragonata all’Enciclopedia Britannica, e Wales, interrogato sulla questione, ha spiegato come "talvolta capiti che qualche buontempone sostituisca la foto di Bush con quella di Hitler. Ma vi assicuro che in un paio di minuti ce n’è subito un altro che rimette le cose al suo posto. E fa parte della maggioranza degli utenti che intervengono su Wikipedia".

Napster
Shawn Fanning creò Napster quando frequentava la Boston Northeastern University. Lo scopo era agevolare lo scambio di file, soprattutto musicali, tra gli studenti dell’università. Naturalmente era tutto completamente illegale visto che violava nel modo più elementare le leggi sul copyright. Ciò nonostante in pochi mesi divenne uno dei siti più cliccati del mondo, con una media di 70 milioni di utenti registrati nell’anno 2000.

Fanning, che nel frattempo aveva creato una compagnia come base d’appoggio per il successo monumentale del suo sito, venne preso di mira dalle industrie discografiche che lo trascinarono in tribunale. Il risarcimento milionario sancito dal giudice a favore delle compagnie ammontava a diversi milioni di dollari, e fece fare bancarotta alla società del ragazzo. Che fu costretta a capitolare. Napster esiste ancora, ma adesso è legale e i file si scaricano solo a pagamento. Sulla sua scia sono nati molti altri siti analoghi, ma nessuno si è salvato dall’ira delle major che continuano ad accumulare cause.

Youtube
Quando Chad Hurley e Steve Chen misero a punto Youtube in un garage di San Mateo nel 2004, volevano solo creare un sistema semplice e molto rapido per caricare e scaricare video dalla rete, filmati divertenti come riprese amatoriali di feste tra amici o compleanni. Mai avrebbero immaginato che nell’arco di poco meno di due anni sarebbe diventato uno dei siti più visitati del mondo con più di 100 milioni di clip viste giornalmente dagli internauti.

Grazie al rapido evolvere della tecnologia, strumenti come videocamere e macchine digitali sono oggi nelle mani di chiunque, e sul sito si trovano dai videoclip fatti in casa a mini film indipendenti come quello realizzato da David Lehre, un teen ager della tribù di MySpace. Il suo filmino è diventato così popolare che il ragazzo ha già ricevuto diverse offerte da alcune delle principali case cinematografiche. E il successo è arrivato anche per i due papà del sito che hanno deciso di non vendere, rimanendo proprietari della loro creatura – che ha sempre sede a San Mateo ma in un loft con 26 impiegati.

Recentemente sono entrati in società con la Nbc che, dopo aver vagliato la possibilità di denunciarli per i tanti clip video col suo marchio di fabbrica scambiati su Youtube, ha preferito stabilire un accordo commerciale con loro, mettendo sul sito materiale video di informazione e intrattenimento tra cui una selezione delle puntate salienti dei telefilm più seguiti del canale.

Blogger.com
Non c’erano tanti computer in Nebraska negli anni ’70. E Evan Williams soffriva di solitudine. Tra i pochi proprietari di un pc, viveva in una regione senza grandi metropoli, che sentiva abbandonata a se stessa. Trasferitosi con la famiglia in California un paio di decenni dopo, fondò assieme a due amici il sito Blogger.com. "La cosa divertente è che all’epoca nessuno di noi capì le potenzialità di quello che stavamo facendo – ha ammesso Williams – pensavamo si trattasse di un piccolo hobby riservato a pochi". Ma qualche anno dopo il desiderio di tenere un weblog raccontando su internet episodi di vita privata, ironizzando su avvenimenti di ogni genere, mettendo online riflessioni su news, politica, cultura aprendosi al dialogo e ai commenti degli altri utenti, esplose tra gli affezionati del web.

Che con Blogger.com potevano usufruire di uno strumento innovativo: se per tutti gli anni Novanta era stato possibile tenere un weblog solo all’interno di un sito da costruire partendo da zero, Williams e soci cambiarono le carte in tavola realizzando uno strumento che permetteva la pubblicazione di questi diari digitali senza l’obbligo della manutenzione di un sito. Semplice, rivoluzionario, tanto che oggi capita che le informazioni viaggino prima sui blog e poi sui mezzi d’informazione, invertendo il rapporto di sempre tra contenuto e contenitore.

MySpace
Chris DeWolfe era ancora tra i banchi della sua "business school" quando gli venne l’idea di realizzare MySpace. Insieme al collega e amico di vecchia data Tom Anderson voleva mettere in piedi un sito di social networking, un sistema cioè che aiutasse le persone a fare amicizia, ad entrare in contatto. Non sarebbero stati i primi visto che l’anno di nascita di MySpace è il 2003, ma gli unici a collezionare la bellezza di 100 milioni di utenti in due anni, superando in Inghilterra la Bbc per numero di clic e diventando il quarto sito più visitato al mondo.

Come? La chiave del loro successo, secondo i due fondatori, è stata la capacità di guardare le persone mettendosi sullo stesso piano, osservando la vita secondo la stessa prospettiva. MySpace ha letteralmente coperto d’oro Wolfe e Anderson che non hanno saputo resistere ad un’offerta di Rupert Murdoch, vendendogli la loro impresa. Il ricavato? Circa 580 milioni di dollari.

Amazon
La più grande libreria del mondo all’inizio si chiamava Cadabra. Ma Jeff Bezos, che la costruì scaffale digitale dopo scaffale, decise di ribattezzarla quando il suo avvocato, per errore, un giorno la descrisse ad una riunione chiamandola Cadaver. Al suo posto scelse Amazon (come si indica in inglese il Rio delle Amazzoni) pensando a qualcosa di enorme e inarrestabile. E gli 8 miliardi di dollari intascati ogni anno, gli danno ragione. E pensare che all’inizio, per risparmiare, come ripiani delle scrivanie del primo ufficio erano state utilizzate delle vecchie porte.

Bezos cavalcò benissimo l’onda delle dotcom e nel 1999, quattro anni dopo la nascita di Amazon, il settimanale Time lo mise in copertina nominandolo uomo dell’anno. Popolarissimo, Amazon ha fama di grande affidabilità e tutt’oggi è uno dei siti web più redditizi.

Google
Il suo nome è stato inserito tra i lemmi del prestigioso Oxford Dictionary. E’ la locomotiva di tutte le ricerche che si effettuano sul web. Ed è stata l’impresa cresciuta più rapidamente dall’inizio della rivoluzione industriale. I suoi creatori, Larry Page e Sergey Brin, sono valutati 13miliardi di dollari a cranio. Ma nel ’98, anno in cui Google apparve per la prima volta sulla rete, non arrivarono primi: l’idea era già venuta ad altri, e le ricerche si facevano su Altavista, Hotbot, Yahoo. Ma i due informatici sbaragliarono la concorrenza ideando un sistema di ricerca completamente rivoluzionario che mise ko tutti gli altri.

Invece di classificare i risultati delle ricerche a seconda del numero di volte in cui il termine cercato appariva all’interno di una pagina, Page e Brin scelsero la frequenza con cui il sito relativo veniva linkato dagli altri. Che ne determinava così il valore: più link ha, più ottiene importanza. La scelta di una grafica leggera, gli consegnò definitivamente la coppa di primo motore di ricerca del mondo, diventando facilmente accessibile anche per utenti con connessioni casalinghe non iper veloci.

Nel corso degli anni l’inventività di Google non si è fermata, creando caselle di posta in grado di contenere fino a 2 gigabyte di materiale – successo immediato – un vasto sistema di cartografia (Google map) e, tra gli ultimi gioielli, Google earth, una mappa del mondo dettagliata al mattone. Unico neo, aver tradito il motto iniziale "Non diventare il male". Il compromesso siglato col governo cinese, imprescindibile per poter girare anche sui computer del paese, ha imposto una serie di censure non proprio in linea con la libertà, e l’onestà, degli esordi.

Yahoo!

Ha 400 milioni di utenti al giorno, ma negli ultimi anni la sua stella è stata offuscata da quella di Google. Nato anche lui dalle menti di due laureati di Stanford, Jerry Yang e David Filo, venne alla luce come motore di ricerca quattro anni prima del rivale. Sconfitto, almeno per ora, sul piano delle indagini online, Yahoo! ha rischiato la bancarotta all’inizio del nuovo millennio.

Salvato da un manager della Warner Brothers salito al timone dell’azienda per guidare la crisi post-boom, ha allargato il suo campo d’azione aprendosi alle news, ai giochi, alle chat e a molto altro ancora acquistando anche compagnie come Geocities. E se Google oggi è in cima al podio, Yahoo! è il suo principale avversario.

(fonte repubblica.it)