Il terremoto del Giappone visto dal satellite

Quello del Giappone è uno dei terremoti più devastanti che quelle terre ricordano negli ultimi secoli. Come accadde per il terremoto dell’Aquila e per il terremoto di Haiti,  anche in questo caso Google si è prodigata per mettere online sulle sue mappe satellitari quanto sta avvenendo.

Se volete vedere le immagini satellitari aggiornate del terremoto, aprite Google Earth, cercate “Giappone” e vedrete un’icona rossa che simboleggia il terremoto (vd. l’immagine qui sopra). Il fumetto che si aprirà conterrà tutte le informazioni necessarie:

Le immagini satellitari aggiornate e ad alta risoluzione si possono anche vedere su Google Maps. Inoltre Google ha predisposto un album su Picasa per mostrare la comparazione di fotografie scattate prima e dopo il terremoto. Per vedere in tempo reale dove colpiscono i terremoti nel mondo, guardatevi questo utile widget web.

Inoltre è stato pubblicato il “Person Finder“, un servizio che potrebbe essere utile ai terremotati giapponesi e ai loro parenti. Si tratta di un database dove inserire informazioni sulle persone ferite non identificate.

Alberi di Natale nel mondo… cerchiamoli con Google Earth 6

спалняOra che Google ha introdotto gli alberi 3D nel suo nuovo Google Earth 6 e visto che il Natale è alle porte, l’idea è scontata: sono stati posizionati alberi di natale in varie località della terra.

Secondo quanto dicono sul loro blog, questi speciali alberi possono essere trovati in 14 diversi luoghi della Terra. Per rendere più interessante la notizia, sono stati pubblicati solamente 11 luoghi, lasciando agli utenti la curiosità di scoprire i 3 rimanenti. Ecco la lista degli 11 alberi conosciuti:
• Boston Common, Boston, MA
• Skyline Park, Denver, CO
• Grove Plaza, Boise, ID
• Alster Fountain, Hamburg, Germania
• North Capital of Texas Highway, Austin, TX
• Place Du Parvis Notre-Dame, Parigi, Francia
• Old Town Square, Praga, Republica Ceca
• Red Square, Mosca, Russia
• Rockefeller Plaza, New York, NY
• Pier 39, San Francisco, CA
• Trafalgar Square, Londra, Inghilterra
Sono stati inoltre creati dei layer KMZ che indicano più esplicitamente dove trovare gli alberi di Natale. Chi riesce a trovare gli altri 3 alberi?
Ecco qui sotto il video che presenta gli 11 alberi di natale. Se trovate anche gli altri, scrivetelo nei commenti!

Il successo di Google Earth

In una nota presentata alla conferenza GeoWeb, Michael T. Jones (Michael è il responsabile tecnologico di Google) ha presentato alcuni interessanti dati su Street View e Google Earth. Questi sono i numeri che ha snocciolato:

  • 250.000 sono i siti che ospitano file KMZ
  • 500.000.000 sono i file KML/KMZ che sono pubblicati in giro per la rete
  • 2 billioni di placemarks – che sono un bel gran numero!
  • 500 millioni di attivazioni di Google Earth – Solo dopo 4 anni da quando Google Earth è stato rilasciato, il grado di diffusione è impressionante. Con attivazioni si intendono le nuove installazioni su una nuova macchina che sono ben distinte dal semplice download che è molto più alto. Google ritiene che le attivazioni siano grossomodo equivalenti al numero di utenti che utilizzano Google Earth.

google_earth_ocean-il-futuro

Michael ha anche parlato dello stretto rapporto (matrimonio) tra Street View e le foto di Panoramio. Una cosa interessante è la predizione di un possibile futura caratteristica che sarà possibile avere fra qualche anno: il geottagging automatico a partire dal riconoscimento di un luogo attraverso una vasta banca dati di immagini già geotaggate.

L’antica Roma rinasce su Google Earth

L'antica Roma: un modello 3D su Google Earth

Qualche giorno fa Google Earth ha introdotto un nuovo modo di scoprire la storia antica: è infatti possibile andare indietro nel tempo ed esplorare Roma così come era nel 320 AC, tutto in 3D.

Tutto questo è possibile attraverso il nuovo layer Antica Roma in 3D disponibile su Google Earth. Per attivarlo, è semplicemente necessario aprire la cartella Galleria e spuntare la voce Antica Roma in 3D.

Questo nuovo modello, prodotto presso l’Università della Virginia (Institute for Advanced Technology in the Humanities – IATH) e basato sul modello Rome Reborn, contiene più di 6700 costruzioni 3D e 250 placemark che permettono di esplorare e conoscere l’architettura di quell’affascinante periodo storico. Il processo di acquisizione dei dati è stato effettuato scansionando un plastico 3D realmente esistente chiamato "Plastico di Roma Antica", creato dagli archeologi nel corso di cinquant’anni (dal 1933 al 1974) e situato nel museo della Civiltà Romana.

Plastico di roma antica

Tra tutti gli edifici creati, duecento sono stati rifiniti nel migliore dei modi, in modo da renderli il più realistici possibile e sono stati classificati come "Classe I". I 250 placemark contengono informazioni di vario genere, dai dati provenienti dall’enciclopedia topografica ai brani di letteratura classica e alle bibliografie degli edifici analizzati. I testi sono tradotti in Inglese, tedesco, spagnolo, portoghese, francese, italiano, giapponese, russo, e olandese.

L’ultima chicca del modello è rappresentato da 11 edifici con interni visitabili: la basilica di Massenzio, il Colosseo, il foro di Giulio Cesare, il Ludus Magnus, il tempio di Venere e Roma, il tempio di Vesta, la Regia, la basilica Iulia, la basilica Aemelia, la curia Iulia e il Tabularium.

Importa i tuoi file KML, KMZ, e GeoRSS in Google My Maps

Non c’e due senza tre, si potrebbe dire 😉

Dopo la cartina fisica in Google Maps e la collaborazione in Google My Maps, ecco la terza succosa news nel giro di sole 24 ore: da oggi è possibile importare file kml, kmz e geoRSS in Google My Maps.

Infatti, pur essendo già possibile da tempo la semplice visualizzazione di file kml in Google Maps,  non era possibile, fino ad oggi, salvare automaticamente quei punti di interesse in una mappa personalizzata fatta con Google My Maps.

Inoltre, mentre prima il file kml doveva necessariamente risiedere già online per essere visualizzato, ora si possono caricare anche file kml direttamente dal nostro PC.

E così si chiude il cerchio: era gia possibile passare da google maps a google earth in un click, ora è possibile anche il contrario: ovvero ottenere in quattro e quattr’otto un Google Maps mashup a partire da un file kml creato in google earth.

Intendiamoci, queste cose erano già possibili per chi avesse qualche rudimento di programmazione  e in generale per i cosiddetti geek  che amano sperimentare soluzioni alternative, la novità è che tutto questo adesso è possibile per chiunque: è talmente semplice che chi sa  inviare una mail adesso sa anche creare un google maps mashup.

Come procedere in pratica: accanto al neonato link "collabora" di cui al precedente post sulla collaborazione, trovate il fratellino che si chiama "importa", cliccateci sopra e vi si aprirà questa schermata:

richiamate il vostro file, e voilà! Più semplice di così …

… e non finisce qui: stay tuned 😉

Il futuro dell’ambiente su Google Earth

Rivista AmbienteUna popolare rivista scientifica ha pubblicato uno speciale sul "Futuro dell’Ambiente". L’articolo tratta i molteplici aspetti in cui la scienza è intervenuta per capire meglio le infinite sfaccettature dell’ambiente; spesso e volentieri si ricorre alla conoscenza scientifica per porre rimedio alle malattie dell’ambiente, oggi più che mai sempre più gravi. 

Per completare il servizio è stato inoltre prodotto anche un layer per Google che mostra i punti d’interesse dove la scienza ha risolto problematiche ambientali. La raccolta non vuole stupire ma solo interessare il lettore e sensibilizzarlo alle problematiche della nostra terra.

una scheda dell'articolo

Google Earth è spesso usato come strumento didattico. Se siete interessati all’argomenti vi suggerisco anche questi layer:

(via (Oglearth)

Google Earth Outreach in favore delle associazioni

Google Earth OutreachGoogle Earth Outreach è una iniziativa a favore delle associazioni no-profit e di volontariato per promuovere la propria attività. Grazie a tale programma, sarà possibile usufruire delle conoscenze e delle risorse per avvicinare la coscienza e il cuore degli utilizzatori di Google Earth all’impegno sociale di tali associazioni.

Outreach fornisce documentazione per poter localizzare le proprie attività nel mondo su Google Earth per produrre layer e file kmz. In questo modo si riesce a documentare il proprio sforzo umanitario con un semplice click.

Scheda del progetto

Inoltre Google Earth Outreach è una directory che contiene tutti i progetti finora pubblicati e li classifica in 6 categorie: affari generali, educazione e cultura, ambiente e scienza, sviluppo globale, salute pubblica e servizi di pubblica utilità. Ogni scheda contiene un’immagine, il file kmz e una descrizione dettagliata dell’attività prestata dall’associazione.

Ecco il network degli edifici 3D su Google Earth

Edifici 3D con Google Earth Se siete interessati a pubblicare la vostra casa su Google Earth, allora dovete sapere che esiste un file kmz da scaricare che vi mostra tutti gli edifici 3D presenti alla Google SketchUp Warehouse, cioè l’archivio web di tutti gli edifici tridimensionali.

Questo file, non appena viene caricato su Google Earth, vi indica con un marker la presenza di modelli 3D nelle vicinanze. L’info Window che si apre mostra alcune informazioni e presenta 2 link: il primo per la visualizzazione dell’edificio su Google Earth, il secondo per aprire il modello 3D su Google SketchUp.

Informazioni prima di vedere l'edificio 3D

migliori edifici 3dOltrettutto Google premia le migliori creazioni con un bel nastro blu che poi inserisce nel layer delle migliori costruzioni tridimensionali. Per attivare questo layer dovete seguire spuntare la voce Edifici 3D -> Galleria di Immagini 3D -> Il meglio della Galleria di immagini 3D.

Per scaricare il KMZ del network link degli edifici 3D, clicca sul bottone:

 

KML e KMZ: introduzione a questi sconosciuti

tutorial kmzIn questo articolo parleremo del formato più popolare usato in Google Earth per segnalibri e quant’altro, il KMZ, e del suo fratello minore, il KML. Se apriamo un file KMZ ci rendiamo subito conto di quante informazioni esso riesca a contenere, a partire dai segnaposti (che si possono identificare con svariate icone) anche appositi layer, poligoni, percorsi e sovrapposizioni personalizzate. Ma non molti sanno che per creare un file siffatto non occorre necessariamente Google Earth, ma basta semplicemente un editor qualsiasi di testo; per capire il perché, descriviamo brevemente i due file:

KML : è un formato di file che deriva dall’ xml, il creatore di metalinguaggi per antonomasia; questo metalinguaggio è l’acronimo di  Keyhole Markup Language , appunto uno dei tanti metalinguaggi nati da xml per soddisfare le esigenze più svariate

KMZ : è un file binario che sembrerebbe ad un’ occhiata superficiale un formato proprietario come ne esistono tanti in giro, addirittura forse anche criptato; beh, niente di più sbagliato! In realtà esso è un semplice file KML, o anche numerosi file, insieme ad immagini, layer, icone, ecc. il tutto zippato con uno qualsiasi dei famosi zippatori (ne esistono sia per windows che per linux) e poi cambiato di nome da .zip a .kmz!

Soffermiamoci adesso sul KML, in questo tutorial impareremo i comandi più elementari (come mettere un segnaposto), anche perché per una referenza completa esiste già l’apposito sito. Se apriamo un kml con un semplice editor di testo vedremo una serie di comandi appositi, qualcosa simile, nella forma più semplice,  a questo listato:

 

<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<kml xmlns="http://earth.google.com/kml/2.1">

<Document>
     <Placemark>
          <name>Cari monti</name>
          <description><![CDATA[Buccheri è un piccolo paese di montagna e questa è una sua foto<img src="buccheri.jpg" width="200">]]></description>
         <Point>
              <coordinates>14.8463833,37.1254722,0 </coordinates>
         </Point>

         <LookAt>
              <longitude>-122.363</longitude>
              <latitude>37.81</latitude>
              <altitude>2000</altitude>
              <range>500</range>
              <tilt>45</tilt>
              <heading>0</heading>
              <altitudeMode>relativeToGround</altitudeMode>
         </LookAt>

    </Placemark>
</Document>

</kml>

La prima riga <?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?> è molto comune non solo nel kml, ma in tutti i metalinguaggi derivati dal xml; essa serve ad istruire il parser (leggasi Google Earth) proprio del fatto che siamo in presenza di un metalinguaggio che deriva dall xml (<?xml ……. ?>); viene esplicitata anche la versione (nel caso ci siano cambiamenti tra una versione e l’altra), ed il tipo di codifica utilizzata (nel nostro caso o UTF-8 oppure ISO-8859-1).

Per i pochi che non conoscono l’HTML o altri metalinguaggi, solitamente essi condividono tutti la tipica struttura:

<tag1> […] </tag1> o ancora meglio <tag1 opzione1="valore1" opzione2="valore2" ……..> […] </tag> dove al posto di […] si può trovare del testo semplice o ancora sottostrutture simili a quelle di sopra. Detto questo iniziamo:

<kml xmlns="http://earth.google.com/kml/2.1"> […] </kml> indicano che tutto quello che sta fra loro due deve essere considerato come linee di codice kml. L’xmlns è invece un modo per precisare in che file (locale o remoto) si trovano le specifiche del linguaggio, il cosiddetto ‘namespace’, qualcosa di simile al DOCTYPE (anche se con talune differenze).

Il kml prevede inoltre altri tag di incapsulamento <Document> […] </Document> (occhio alle maiuscole e minuscole, sono sempre importanti in kml!).

kml kmz

Finalmente siamo arrivati al tag più semplice di tutti: i segnaposto; nella sua struttura base esso è definito con <Placemark> e all’interno dei tag coniugati possiamo:

  • Definire un nome con l’apposito tag <name>, usato al solito così <name> NomeCheVoglio</name>
  • Darne una descrizione (che apparirà nella finestrella quando cliccheremo) con il tag <description>, sempre come abbiamo fatto con name, però con una particolarità: se sappiamo scrivere in HTML possiamo inserire righe di codice all’interno usando questa struttura speciale <![CDATA[   […]    ]]> . In questo modo possiamo anche inserire immagini (come abbiamo fatto nel file di esempio iniziale.
  • Dare un punto con le coordinate, coi tag <Point> e, figlio di questo, <coordinates> , in cui le coordinate sono 3 separate da virgola: latitudine, longitudine ed elevazione.
  • Fare tanto altro con altrettanti sottotag che qui non trattiamo (esiste già il sito apposito per questo).

Infine abbiamo messo anche un tag <LookAt> che serve a definire da che angolazione si vuole guardare il mappamondo; essendo esso figlio di Placemark, si può avere un accoppiamento bizzarro di questi tag in cui un placemark è in una certa zona, e la vista ricade su un’altra zona completamente diversa. Vediamo le caratteristiche di questo tag e cosa esso può definire:

  • per quanto riguarda i tag <longitude>, <latitude>, <altitude> penso non ci siano problemi in quanto sono autoesplicativi.
  • <range> rappresenta la distanza dell’osservatore dal punto osservato
  • <tilt> angolo fra la perpendicolare alla superficie e l’osservatore
  • <heading> rappresenta la direzione della bussola, partendo da nord
  • <altitudeMode> può essere relativeToGround oppure absolute, in caso sia da considerarsi altitudine rispetto al livello del suolo o del mare

Abbiamo capito insomma che (anche se forse un po’ laborioso) è possibile editare i nostri file kml e creare quelli kmz con semplici programmi, avendo un controllo maggiore e più incisivo rispetto a quello donato dalle relativamente poche opzioni che Google Earth ci mette a disposizione. Nella reference, creata apposta per persone che già sanno più o meno quello che fanno,  vengono a galla tutte le potenzialità offerte da un editing ‘manuale’.