Spot pubblicitario sul Web 2.0. Fenomenale!


Ho sempre visto video noiosi di presentazioni fatte in pubblico o di lezioni universitarie. Questa volta cambiamo tono. Il video in questione mostra le potenzialità del Web 2.0 in versione "commerciale". Si tratta di un vero spot pubblicitario sul Web 2.0. E il risultato è perfetto.

Il filmato mostra la storia del web, dalla sua nascita, con il codice html, al suo stato attuale, l’era del Web 2.0, dominata dal XML e dalle reti sociali. Il video è stato intitolato "Web 2.0 … The Machine is Us/ing Us" da Michael Wesch, un professore universitario dell’Università di Antropologia Culturale dello stato del Kansas.

Picnik, il Web 2.0 per un fotoritocco online

Modificare le fotografie online
Ecco a voi un nuova applicazione Web 2.0. Questa volta si tratta della versione di Photoshop online, anche se non parliamo di Adobe. L’applicazione si chiama Picnik e l’azienda che l’ha prodotto è la Bitnik di Seattle.

Picnik offre tutte le funzionalità di un tradizionale software desktop per il fotoritocco. La fotografia si può importare direttamente da Flickr. Si può poi ridimensionare, ritagliare, e ruotare. Successivamente possiamo intervenire sui colori, aggiustando la saturazione, il contrasto e luminosità e la temperatura. Per non parlare del filtro sharpen e dello strumento per rimuovere gli occhi rossi. L’interfaccia è molto usabile, dotata di palette flottanti e interagisce con la rotellina del mouse per lo zoom.

Si tratta di un’ottima applicazione, dal grande impatto visivo. L’unico inconveniente è la sezione "Creative Tools" che non è ancora stata implementata. Nel suo insieme, si può dire comunque che la strada intrapresa finora, dal team di sviluppo, sia molto promettente. Ecco come gli autori si descrivono:

The Picnik team is committed to making powerful editing tools fun and easy for everyone to use.

ScrapBlog, un’ottima piattaforma per blog fotografici

Piattaforma fantastica per blog fotografici
ScrapBlog è una piattaforma Web 2.0 per creare il proprio blog fotografico in pochi minuti. Pubblicare il proprio album fotografico non è mai stato così semplice e il risultato finale, come potete vedere dalla foto qui sopra, è spettacolare. Ogni scrapblog è formato da più pagine e ogni pagina può contenere più di una foto, con testi e sfondi a piacimento. Una ricca libreria di wallpaper, cornici e immagini vi permetteranno di personalizzare le pagine secondo i vostri gusti. Le fotografie sono direttamente importabili da Flickr, e quindi non c’è neppure la necessità di fare upload pesanti e lenti.

Come tutti i blog che si rispettino, anche ScrapBlog permette di commentare gli articoli (in questo caso le fotografie). Inoltre è possibile dare un giudizio sulla qualità dell’album, votandolo selezionando il numero delle stelline che si vogliono assegnare.

Scrap Blog di DynaMick

La parte dedicata alla creazione degli scrapblog viene chiamata Scrap Builder. Si tratta di un’applicazione Web 2.0 con menu a scorrimento, funzionalità drag&drop e finestre di dialogo che non ha nulla da invidiare ai tradizionali software stand-alone.

Il risultato finale è sorprendente dal punto di vista visivo ma anche dell’usabilità dell’applicazione. Inutile dire che il servizio è gratutito e che è sufficiente registrarsi. L’unico dubbio che rimane, è la scelta di utilizzare Flash che, dal punto di vista del posizionamento sui motori di ricerca, non si rivela ottimale. Nonostante questo, il mio scrap blog è già in fase di creazione….

Il tuo albero genealogico online in stile web 2.0

Albero Genealogico
Per chi non avesse mai visto un’applicazione web 2.0, eccovi un ottimo esempio. Si tratta di Geni, uno strumento online che vi permette di creare con pochi click il vostro albero genealogico.

Geni facilita la creazione dell’albero genealogico attraverso un’intuitiva interfaccia grafica. Quando si aggiunge un parente inserendo anche la sua email, automaticamente sarà invitato a entrare e completare l’albero con la propria parentela. In questo modo l’albero crescerà grazie al contributo di tutti i componenti.

Ogni parente ha un proprio profilo che potrà essere visto cliccando sul suo nome. Si avrà modo quindi di conoscere meglio le persone che magari si sono perse di vista e si potranno riallacciare i rapporti persi. E’ bene sapere che solo i componenti della famiglia potranno vedere l’albero che non sarà mai pubblico.

Geni è stato fondato da ex dirigenti e impiegati di PayPal, Yahoo! Groups, Ebay, e Tribe.

Creare bottoni in stile Web 2.0

Bottoni in stile Web 2.0
Ogni giorno la rete propone nuovi servizi Web 2.0 che hanno la caratteristica di essere strumenti semplici e chiari. Non c’è uno stile dichiarato a priori, nessuno ha mai definito cosa vuole dire uno stile web 2.0. L’unica cosa che sappiamo, ricavato empiricamente, è che si tratta di uno stile che fa uso di colori chiari e molte sfumature, che usa bordi arrotondati e sfondi bianchi.

Ecco un tutorial per PhotoShop che mostra come costruirsi in casa dei bottoni. I passi da seguire sono 13, ma veramente elementari. Buon lavoro!

Web 2.0: il meglio del meglio sulla rete

web 2.0 risorseI siti marchiati Web 2.0 si stanno diffondendo a macchia d’olio in tutti gli angoli più sperduti di internet. Dai bookmark sociali ai siti di vendita immobiliare; questa lista propone il meglio del meglio, la crema dei siti Web 2.0. Che cosa rende un sito di tipo Web 2.0? Questo articolo può chiarirvi le idee.

Ci sono anche altri collegamenti utili:

Come chiamare una nuova azienda web 2.0

Quale nome il migliore per un'aziendaQuesto articolo è dedicato a chi sta per mettere in piedi una cosidetta startup, e non sa come chiamarla. Folksonomy fornisce alcune indicazioni su come chiamare una nuova azienda di tipo web 2.0.

Una delle cose più importanti da fare quando si pensa di costituire una nuova azienda è pensare al nome. Con l’avvento di internet, le aziende si fanno in modo veloce ed economico. Ecco 7 consigli per scegliere il nome giusto:

  1. Nomi corti
    E’ più semplice digitare google o askjeeves? E’ chiaro il motivo per il quale AskJeeves ha accorciato il nome in Ask. Se non puoi vincere la sfida sulla qualità delle informazioni o sulla bontà dell’interfaccia, allora cerca di focalizzare le tue risorse sulla facilità di accesso al tuo sito. Quanto semplice sarà la digitazione del nome, tanto sarà l’incremento dei visitatori sul tuo sito. Una lunghezza consigliata per un nome potrebbe essere quindi di 5 o 6 lettere al massimo per parola. Inoltre consiglio di non usare più di 2 parole.
  2. Nomi generici o Originali?
    Quando la fama di Flickr esplose, qualcuno cominciò a pensare che questo sito avesse de facto introdotto una nuova nomenclatura per le aziende Web 2.0. Ma questo non accadde. Chiamare il tuo servizio Locatr, Bookmarkr, Zoomr o Preloadr non ti pone in una posizione migliore. Il consiglio da dare è questo: scegli o un preciso nome generico che descrive quello che fai, oppure sii creativo scegliendo un nome d’effetto, unico e simpatico.
  3. Incoraggiare il passaparola
    Il nome non deve essere difficile da pronunciare. Ti immagini le persone che si dicono “hai mai sentito parlare del servizio web PriceWaterhouseCoopers?” Bene, una volta che il nome è stato pronuciato da una persona all’altra, deve rimanere ben impresso e deve essere ben capito senza dubbi, in questo modo, si riuscirà a digitare nel browser senza ambiguità.
  4. Comprare il .com
    Quando Nintendo annunciò la sua nuova console “Wii”, ci si accorse che il dominio wii.com era già stato acquistato da altri. Fortunatamente Nintendo riuscì ad appropriarsene senza un eccessivo sforzo economico. Ma se il tuo portafoglio non è così ricco come quello di Nintendo, allora è il caso di pensare ad un nome che abbia il corrispondente dominio .com libero rispetto a giocare su eventuali modifiche del dominio.
  5. Evitare l’uso di trattini
    Solo in occasioni particolari il trattino “-” giova al nome del sito. (per esempio experts-exchange.com invece di expertsexchange.com), ma nella stragrande maggioranza dei casi non vanno usati. Non appesantire la tua nuova azienda con un trattino nel nome del dominio solo perchè quello senza trattino è già stato registrato. Come spiegheresti ad un tuo cliente che c’è un trattino nel dominio?? Devi comunque sempre fare un giro di parole e il risultato è sempre poco chiaro. Ricordati che c’è un business incredibile che guadagna sugli errori di digitazione dell’indirizzo del sito. Non alimentarlo con la tua ignoranza.
  6. Evita giochi sul nome del dominio
    Sì, è vero, c’è stato un periodo in cui andava di moda chiamare i siti come  Del.icio.us, ma ora questi giochetti stanno diventando una scomodi. Ecco perchè Yahoo! ha pensato bene di acquistare delicious.com come una via alternativa e più semplice per accedere al servizio web. Se proprio non ne puoi fare a meno, allora registra anche il dominio equivalente senza puntini e mettici una redirezione.
  7. Che sia significativo
    Sappiamo che acquistare un dominio con una parola generica è molto difficile (sono già stati tutti registrati). Questo non vuol dire non poter inventarsi un nome di qualità. Un facile esempio è quello di combinare una parola descrittiva con un’altra generica ma significativa. Esempi di questo tipo si trovano con Feed/Burner, You/Tube, Hot/Mail, Tech/Crunch, ecc… Fai attenzione a trovare una parola descrittiva che dia l’idea alle persone di cosa stai facendo. Invece, la parola generica deve essere sensata e suggerire l’idea di qualcosa di positivo.

(tradotto e adattato da FolkSonomy)

Tendenze nel web design

Tendenze nel design webLeggendo questo bel articolo ho trovato un’analisi ben fatta delle nuove tendenze del web design. Se qualcuno vi chiedesse di disegnare un nuovo sito in stile "web 2.0" ecco alcune regole da seguire, direi, pillole di saggezza:

  • Layout di dimensioni fisse
  • Layout semi-fluido (centrato), arrotondato nei 4 spigoli, con ombreggiatura
  • Un grande uso di gradienti e volumi
  • Corpo dei caratteri grande
  • Testate brillanti con colori chiari
  • Uso massiccio di testo color grigio
  • Ampio uso di caratteri di diverse dimensioni
  • Forme rotonde e bottoni
  • Ombre, effetti vetro e gradienti

 

Web 2.0: una definizione in 10 punti

Molti di voi spesso si saranno chiesti: “Cosè il Web 2.0?“. Sfortunatamente non esiste una definizione chiara ed esaustiva. Quando si cerca di spiegare che cos’è, si tende ad usare un insieme di definizioni ed esempi.

Ecco come viene definito da Tim O’Reilly in “What is Web 2.0“, da Paul Graham nel suo “Web 2.0” e da Jason Fried nel libro “User Survey“:

  • La saggezza degli utenti: con questa definizione pensiamo direttamente al funzionamento di Digg.com, in cui il successo di un articolo è deciso dagli utenti che lo votano. La gente parla della forza dell'”Effetto della rete”. I risultati di Google funzionano in base a questa definizione. E’ il numero di link al sito che ne decide l’importanza.
  • Applicazioni web condivise: se applichiamo questa definizione, allora solo alcuni siti verrebbero classificati come Web 2.0: Basecamp, Writely e 30Boxes. Ma se pensiamo a Google e a Digg come applicazioni, allora molti altri siti rientrerebbero nella categoria.
  • Il web inteso come piattaforma: definizione abbastanza vaga. Avete ragione. Secondo Tim O’Really, che ha coniato questo concetto, significa mettere a disposizione un servizio che non potrebbe vivere senza il web. In quest’ottica, allora pensiamo a eBay, Craiglist, Wikipedia, del.icio.us, Skype e Dodgeball. Penso che ogni community possa rientrare in questa definizione.
  • Partecipazione degli utenti: Questo è il punto fondamentale che divide i vecchi siti dai nuovi servizi web come YouTube, Flickr e OhMyNews dove gli utenti sono anche gli autori. L’espressione “read/write web” illustra chiaramente l’idea che vogliamo trasmettere.
  • Pieno coinvolgimento dell’utente:  I siti Web 2.0 usano CSS, AJAX, e altre tecnologie che aumentano l’usabilità e creano pagine dinamiche che sono i grado di mostrare più informazioni nello stesso spazio.
  • Neologismo per Marketing: questo è almeno quello che gli scettici dicono. Così Google search, Amazon ed eBay, che fanno parte del Web 2.0 per una o più delle loro caratteristiche, sono solo una sorta di moderna moda passeggera destinata a sparire. Questa definizione è parzialmente vera, anche se, secondo me, il Web 2.0 è molto di più.
  • L’importanza dei dati: La gestione dei dati è una competenza insita nelle aziende che trattano il Web 2.0. “L’SQL è il nuovo HTML”, è un’altra definizione che segue la stessa filosofia. Tutto il Web 2.0, dalle grandi aziende come Amazon e Google per arrivare alle piccole startup come 30boxes e Orchestrate, operano principalmente con database e praticamente non fanno altro che mostrare viste personalizzate.
  • Beta per sempre: Le applicazioni Web 2.0 sono continuamente rilasciate, riscritte e rivisitate su basi in continuo sviluppo. La maggior parte delle applicazioni di Google, per esempio, sono ancora in beta. Ancora, Flickr si rumoreggia sia modificato ogni 30 minuti. MySpace e altre reti sociali aggiungono nuove caratteristiche ogni quindici giorni. Questa è comunque diventata una caratteristica anche delle applicazioni standalone, basti pensare a Windows e MacOs che rilasciano fix e patch in continuazione.
  • Usare il web come è stato ideato: Paul Graham riferisce di un incremento nell’usabilità che è stata raggiunta attraverso un buon design, grazie a tecnologie come AJAX e anche perchè è stato permesso agli utenti di organizzare le loro informazioni liberamente (si veda Flickr e del.icio.us).
  • Nulla: Molti asseriscono che il Web 2.0 non esiste. Personalmente trovo difficile condividere questa risposta. Semplicemente perchè se da un lato è difficile trovare una definizione chiara, dall’altro è anche innegabile una lenta rivoluzione nei nuovi siti. E’ come voler descrivere il mondo con il solo bianco e nero. Esistono le gradazioni e le tonalità che dipingono meglio gli oggetti e la realtà. La stessa cosa credo si possa dire delle nuove applicazioni. Inoltre il Web 2.0 è ancora una espressione giovane. Ci rendiamo conto di cosa sia, ma non riusciamo ancora a definirne i contorni.

(tratto da twopointtouch.com)