Web 2.0: una definizione in 10 punti

Web 2.0 Molti di voi spesso si saranno chiesti: "Cosè il Web 2.0?". Sfortunatamente non esiste una definizione chiara ed esaustiva. Quando si cerca di spiegare che cos’è, si tende ad usare un insieme di definizioni ed esempi.

Ecco come viene definito da Tim O’Reilly in "What is Web 2.0", da Paul Graham nel suo "Web 2.0" e da Jason Fried nel libro "User Survey":

  1. La saggezza degli utenti: con questa definizione pensiamo direttamente al funzionamento di Digg.com, in cui il successo di un articolo è deciso dagli utenti che lo votano. La gente parla della forza dell’"Effetto della rete". I risultati di Google funzionano in base a questa definizione. E’ il numero di link al sito che ne decide l’importanza.
  2. Applicazioni web condivise: se applichiamo questa definizione, allora solo alcuni siti verrebbero classificati come Web 2.0: Basecamp, Writely e 30Boxes. Ma se pensiamo a Google e a Digg come applicazioni, allora molti altri siti rientrerebbero nella categoria.
  3. Il web inteso come piattaforma: definizione abbastanza vaga. Avete ragione. Secondo Tim O’Really, che ha coniato questo concetto, significa mettere a disposizione un servizio che non potrebbe vivere senza il web. In quest’ottica, allora pensiamo a eBay, Craiglist, Wikipedia, del.icio.us, Skype e Dodgeball. Penso che ogni community possa rientrare in questa definizione.
  4. Partecipazione degli utenti: Questo è il punto fondamentale che divide i vecchi siti dai nuovi servizi web come YouTube, Flickr e OhMyNews dove gli utenti sono anche gli autori. L’espressione "read/write web" illustra chiaramente l’idea che vogliamo trasmettere.
  5. Pieno coinvolgimento dell’utente:  I siti Web 2.0 usano CSS, AJAX, e altre tecnologie che aumentano l’usabilità e creano pagine dinamiche che sono i grado di mostrare più informazioni nello stesso spazio.
  6. Neologismo per Marketing: questo è almeno quello che gli scettici dicono. Così Google search, Amazon ed eBay, che fanno parte del Web 2.0 per una o più delle loro caratteristiche, sono solo una sorta di moderna moda passeggera destinata a sparire. Questa definizione è parzialmente vera, anche se, secondo me, il Web 2.0 è molto di più.
  7. L’importanza dei dati: La gestione dei dati è una competenza insita nelle aziende che trattano il Web 2.0. "L’SQL è il nuovo HTML", è un’altra definizione che segue la stessa filosofia. Tutto il Web 2.0, dalle grandi aziende come Amazon e Google per arrivare alle piccole startup come 30boxes e Orchestrate, operano principalmente con database e praticamente non fanno altro che mostrare viste personalizzate.
  8. Beta per sempre: Le applicazioni Web 2.0 sono continuamente rilasciate, riscritte e rivisitate su basi in continuo sviluppo. La maggior parte delle applicazioni di Google, per esempio, sono ancora in beta. Ancora, Flickr si rumoreggia sia modificato ogni 30 minuti. MySpace e altre reti sociali aggiungono nuove caratteristiche ogni quindici giorni. Questa è comunque diventata una caratteristica anche delle applicazioni standalone, basti pensare a Windows e MacOs che rilasciano fix e patch in continuazione.
  9. Usare il web come è stato ideato: Paul Graham riferisce di un incremento nell’usabilità che è stata raggiunta attraverso un buon design, grazie a tecnologie come AJAX e anche perchè è stato permesso agli utenti di organizzare le loro informazioni liberamente (si veda Flickr e del.icio.us).
  10. Nulla: Molti asseriscono che il Web 2.0 non esiste. Personalmente trovo difficile condividere questa risposta. Semplicemente perchè se da un lato è difficile trovare una definizione chiara, dall’altro è anche innegabile una lenta rivoluzione nei nuovi siti. E’ come voler descrivere il mondo con il solo bianco e nero. Esistono le gradazioni e le tonalità che dipingono meglio gli oggetti e la realtà. La stessa cosa credo si possa dire delle nuove applicazioni. Inoltre il Web 2.0 è ancora una espressione giovane. Ci rendiamo conto di cosa sia, ma non riusciamo ancora a definirne i contorni.

(tratto da twopointtouch.com)

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23 commenti

Non esiste nulla di standard e di ufficiale che definisce cosa sia il Web 2.0, ma ci sono indubbiamente alcune rilevanti caratteristiche grafiche che lo compongono. Per spiegare il termine Web 2.0, occorre fare riferimento a un insieme di definizioni ed esempi. L’attuale popolo della Rete è influenzata dalle mode e dal marketing e per quello che riguarda il Web 2.0 è la grafica. Molte mode passate hanno influito positivamente sulle società e anche in questo caso la progettazione grafica ne ha

初めて”Skype”を体験……。 My new phone. Skype 2.60.44 Preview 1 Без заглавия. 教養 Online training and community Web 2.0: una definizione in 10 punti Το Economist για την Dell, το Skype και το Amazon Tagworld – The MusicDish Network to Provide Saturated Online Exposure for … Mise à jour de Skype pour Windows Bay Area natives get a firsthand look at (Skype) war

20 ago 06

Del Web 2.0 si parla tanto quanto qualche anno fa si soleva parlar tanto dell’XML come della rivoluzione del secolo, che avrebbe rivoluzionato il web e tutte le tecnologie ad esso connesse.

Secondo me chi spinge il concetto stesso di Web 2.0 non ha realmente capito con cosa si ha a che fare. Come peraltro conclude il post a cui sto rispondendo.

Non ci sono intenti provocatori in quel che scrivo e voglio chiarire subito la mia posizione: il Web 2.0 _NON_ esiste.
Non intendo dire che l’attuale tendenza sia una moda passeggera o che non si può parlare di un netto miglioramento e di un’evoluzione nei servizi web. Queste sono evidenze indiscutibili. Ma cosa porta a queste evidenze? C’è tutta una serie di fattori evolutivi nella storia del web che hanno lentamente e inesorabilmente portato a questo punto, a partire dalla stesura degli Web Standard (nemmeno citati nei dieci punti e invece _fondamentali_ per il raggiungimento degli odierni risultati), passando per un sempre più ampio supporto di questi standard da parte dei broswer, all’adozione sempre più vasta di tecnologie server side e soprattutto a una sempre più ampia e profonda attenzione all’usabilità e all’accessibilità (tecnicamente sono termini assai diversi, mi raccomando…).

In definitiva credo che quello che si “vende” come Web 2.0 sia solo la manifestazione di una nuova filosofia progettuale. Tecnicamente gli strumenti erano a disposizione da anni. Semplicemente li si usa oggi in un modo agile e per rendere un effettivo servizio all’utente.
JavaScript (ECMAScript in realtà) ad esempio, è stato usato per anni e anni solo per creare simpatici (o antipatici a seconda dei gusti) effetti visivi privi di utilità effettiva o piccoli widgets la cui utilità era solo di dimostrare quanto bravo era il programmatore. Solo oggi (grazie peraltro a un metodo non standard, l’XMLHttpRequest, quindi fondamentalmente già fuori da qualsiasi dicitura che inizi per “Web”) si è pensato di usarlo come collante della cosiddetta “Tecnologia AJAX”. Che di fatto non è una tecnologia ma un accrocchio di tecnologie esistenti già da anni. Come se spalmassi la marmellata su una melanzana e dicessi che ho prodotto un nuovo genere alimentare, quando ho solo “cucinato” un nuovo piatto con ingredienti già preesistenti. AJAX è solo un nuovo metodo per utilizzare gli strumenti, non un nuovo strumento. Certo è meglio della marmellata su una melanzana. =D

Secondo me (parlo da sviluppatore), saremo davanti a un Web 2.0 quando si potrà fare affidamento su un’infrastruttura di tecnologie completamente nuova che:

a) permetta la completa separazione tra struttura semantica, struttura gerarchica e presentazione, con la possibilità di scrivere i propri tags e i propri attributi e di formattarli con un linguaggio universalmente standard e senza ambiguità nell’interpretazione. XML + CSS portebbero essere la via se il supporto fosse decente. Come gli anni ci hanno dimostrato, la rivoluzione non è avvenuta, quindi o i tempi non sono pronti, o c’è di meglio.

b) si basi su interpreti (browser) che si equivalgano PREFETTAMENTE nel supporto agli standard e ai linguaggi. Non è ammissibile, ad esempio, che un compilatore ANSI C non compili tutto il codice scritto secondo gli standard ANSI per il C. Punto. Ad oggi non esiste alcun browser che non abbia qualche magagna nell’interpretazione degli standard. Nemmeno FireFox (che uso) nè il meraviglioso Opera.

c) renda possibile descrivere all’interprete la struttura, la semantica, l’apparenza visuale, l’interattività e la dinamica con una grammatica snella e integrata, autosomigliante e univoca.
Oggi, dopo quindici anni di web, dobbiamo ancora usare un pastone di: metodi non standard, javascript, xhtml, css, xml e chiamate a php/asp/cf che sia per… recuperare solo le informazioni volute da un server web! O_o E’ un progresso? Cinque linguaggi per mostrare delle informazioni sono una vittoria?! Bah…

d) si avvalga di protocolli di trasporto non stateless. Una connessione permanente asincrona è possibile ma finchè il web sarà basato sul giochetto dell’HTTP: “Ciao sono XYZ, mi dai questa pagina?” -> “pronti. Addio!” -> “Ciao, sono di nuovo XYZ, adesso mi dai quest’altra per favore?” -> “pronti. Addio!” e via discorrendo, non si potrà parlare di web application.
In definitiva sarebbe il caso di tornare al concetto di unità centrale + terminali, ma rendendo i terminali intelligenti e rendendo i browser non più semplici visualizzatori quanto piuttosto degli ambienti operativi veri e propri.

Finora (e lavoro come web designer da quasi dieci anni), io di reali innovazioni tecniche ne ho viste poche. Sicuramente se si dovesse parlare di Web 2.0, assocerei questa dicitura alla nascita degli Web Standard, dato che prima, durante la cosiddetta “guerra dei browser” non c’era giusto il modo per veicolare univocamente le informazioni, ciò per il quale il web era stato creato.

La nascita dei Server Side Script engine è un’altro punto che meriterebbe una spilla con scritto Web 3.0 o Web 2.0, se proprio si vuole. Prima creare siti dinamici era impossibile.

Parlare di Web 2.0 adesso che finalmente si inizia a capire come usare questi strumenti dopo anni di tentativi non mi pare corretto.
Non bisogna confondere tecnologia e filosofia, sebbene entrambe possano portare ad indubbi benefici! =)

Tutto questo, _ovviamente_ IMHO. =D
Buona fortuna e a presto sul tuo blog.

11 apr 07

e da un’interfaccia simile alle applicazioni tradizionali. La pubblicazione e la condivisione on-line di contenuti è immediata, come anche la loro classificazione e indicizzazione nei motori di ricerca. Web 2.0 | da Wikipedia, l’enciclopedia libera Web 2.0: una definizione in 10 punti | Dynamick.it Web 2.0 – Internet è cambiato | Blog di Giuliano Prati Categoriz | elenco di siti su cui sono attive applicazione Web 2.0

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sicuramente la libera circolazione dei dati è il top dell’argomento. addio copyright?

primarie delle idee’”. Tuttavia, allo stato attuale, gli spazi di interazione e dibattito sono completamente assenti dal sito, che appare nel complesso molto lontano dai parametri fondamentali delweb 2.0(interattivitĂ , multimedialitĂ , contenuti UGC, ecc.). Un altro punto debole del progetto è probabilmente il suo entrare in un contesto di overflow comunicativo che rischia di disorientare l

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06 ott 07

, ma francamente non riesco a dedurne una definizione accettabile: si tratta di applicazioni interessanti e per qualche verso nuove che utilizzano tutta una serie di tecnologie oggi disponibili, ma nulla di più. Si trovano interessantitentativi di definizioneche però hanno bisogno di dieci punti scarsamente correlati tra di loro e che ancora una volta, in buona sostanza, ci dicono che WEB 2.0 è tutto quello che c’è di nuovo in rete. Un ottimo lavoro lo ha fatto per esempio

21 ott 07

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19 nov 07

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03 set 08

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E’ la stessa domanda che mi pongo anche io!
Ma datti pace: da qualche parte, non ricordo dove, avevo letto le ultime stats sul traffico globale del web e… non mi meraviglio se si arriva ai risultati che ti lasciano perplesso. Se è vero che oltre l’80% del traffico è causato dai blog, dove ognuno si vende come esperto di qualcosa, non c’è da meravigliarsi se la la rete pullula di “esperti”.
O meglio, di gente che ha imparato a usare un coso (computer) che gli permette di decantare le proprie esperienze…
Che poi infondo è pure vero: ognuni essere, se vive, ha esperienza di qualcosa…

Solo che, come diceva kermit in uno dei primi commenti, siamo al punto in cui si confonde la filosofia con la tecnologia.
Grave errore.

29 gen 09

Bhe…direi che come definizione è stata esaustiva!

[...] via [Dynamick] [...]

21 gen 10

meno truchi adrebe bene

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